CENTRO RICERCA SIPRe (CRS)

Centro studi e Ricerca SIPRe

 

Benvenuti nel Centro studi e Ricerca di SIPRe (Società Italiana si Psicoanalisi della Relazione).

Il Centro si propone di creare sinergie tra Istituti e Centri e Centri clinici SIPRe con progetti di ricerca di interesse condiviso.

 

Fondamenti teorici:

 

Parlare di epistemologia per un gruppo di ricerca all’interno di un Istituto di Psicoanalisi vuole dire innanzitutto interrogarsi su che cosa significhi fare ricerca e produrre conoscenza scientifica.

Storicamente, da un’epistemologia corrispondentista, basata sullo studio dell’oggetto che era di per sé conferma all’idea di oggetto stesso, si è giunti oggi a un’epistemologia che prende le mosse dal costruttivismo, definita dalla complessità (Bocchi, Ceruti, 1985; Giaconi, 2008), secondo cui i criteri di scientificità della conoscenza si fondano sulla considerazione dell’incidenza dell’osservatore sull’osservato (La Moigne, 1986), sull’interazione auto-eco-regolatoria (Morin, 1988) e sulla comparazione e il confronto con altre discipline (Tuckett, 2000). Da un punto di vista epistemologico, il passaggio dal neopositivismo al costruttivismo è stato un passaggio molto importante, perchè sono stati messi in discussione i fondamenti in base ai quali l’osservatore basava la sua conoscenza. Tra i concetti che in questo passaggio hanno subito una metamorfosi radicale, evidenziamo quelli di tempo e di rapporto tra soggetto e oggetto. Nel primo caso, dall’idea di un tempo che attinge spiegazioni dal passato si è passati a un concetto di tempo circolare, pensato come costruito dall’azione del presente (Le Moigne, 1986). Possiamo dire che galeotta in questo cambiamento sia stata la rivoluzione paradigmatica promossa dalla fisica quantistica e dallo studio dei sistemi complessi. Il tempo circolare, che è il tempo percepito dal ricercatore che ne fa esperienza e che conosce nell’esperienza, sostituisce, quindi, il tempo di tipo causale, che autorizzava previsioni, disegni statistici lineari e metodologie sperimentali sorrette da una impostazione deterministica, che i ricercatori di stampo positivistico utilizzavano a sostegno dell’oggettività e validità dei risultati. Rispetto ai concetti di soggetto e oggetto, nella nuova epistemologia, non sono considerati più contrapposti in modo assoluto, ma sono intesi uno complementare dell’altro: la conoscenza emerge da un’interazione tra soggetto e oggetto.

Quindi, per quanto riguarda il processo di conoscenza, non possiamo più sostenere che i risultati a cui giunge l’osservatore/ricercatore rispecchino in modo neutro la realtà, poiché dipendono dal contesto, dal soggetto conoscente e dall’interazione tra questi elementi, o meglio sono parte dell’auto-eco-organizzazione di ciascuna delle variabili in gioco. Oggi tutti concordano nel ritenere che in ogni processo di conoscenza intervengono fattori soggettivi, ma che c’è pur sempre un metodo che guida la scienza e che costituisce la base sulla quale confrontare teorie, ipotesi, risultati differenti. In particolare, sarebbero le regole che la scienza si dà a permettere una condivisione del sapere (Pera, 1982). Se queste regole nel passato recente erano/sono costituite dalla ripetibilità dei risultati scientifici, oggi la ricerca si sta orientando verso nuove “regole” per fare scienza, che sono consone all’epistemologia di riferimento. Possiamo pensare, coerentemente con l’epistemologia della complessità, che il metodo di studio non potrà più fare riferimento a che cosa conosco, deducendolo o inducendolo dalla realtà, ma a come genero conoscenza, che emerge dall’interazione del soggetto conoscente con la realtà. La conoscenza prodotta dalla ricerca è, quindi, un processo costituito non tanto dall’accumulo di informazioni (cosa conosco), ma piuttosto dal cogliere l’organizzazione stessa della conoscenza (come conosco), che di fatto viene a coincidere con ciò (cosa) che si conosce, come descriveremo in seguito. Per recuperare le chiavi, più che la luce (che può essere necessaria), rappresentata dalle metodologie accreditate scientificamente oggi, serve cercare nel posto giusto, anche se un po’ più distante dalla luce proiettata dai metodi più tradizionali di ricerca (Mantovani, 2003). Infatti, quando “un’ortodossia si impone, si corre il rischio che un’unica voce soffochi lo spirito critico” (Billing, 1996, p. 31) e, quando un certo tipo di approccio ha successo, tende ad instaurarsi una nuova ortodossia, fatta di un insieme di regole da applicare, che risultano disconnesse dal framework che l’ha generato, costituito dalle teorie sulla scienza, sulla conoscenza e sulle metodologie fondanti (Hughes, 1990, cit. in Mantovani, 2003). Quando una metodologia di ricerca diventa un’abitudine, quando un qualsiasi approccio, specialmente se sorretto da precisi criteri di metodo, si svincola “dall’originario contesto argomentativo rispetto al quale si era dimostrato coraggiosamente rivoluzionario”, allora “è il momento di diventare metodologicamente scorretti” (Billing, 1996, p. 32).

Il gruppo di ricerca all’interno della SIPRe vuole in quest’ottica ripensare con spirito critico al metodo e alle metodologie oggi “di moda” nell’ambito psicoanalitico, cercando di coglierne il senso originario, il “pensiero” che ne ha sostenuto l’apparire e che in parte oggi sembra dimenticato. L’obiettivo del gruppo è stato, allora, incamminarsi lungo la via di una ricerca “metodologicamente scorretta”, al di fuori e al di là, per quanto sia possibile nell’attuale contesto culturale e scientifico, del metodo e delle metodologie in uso, per poter lanciare nuovi semi nella ricerca in psicoanalisi, che andranno ulteriormente coltivati.

In sintesi si parte dagli assunti che:

Gli occhiali con cui il ricercatore guarda la realtà influiscono sull’osservazione della popolazione oggetto di studio e sono espressione essi stessi della cultura e della epistemologia in  cui si è immersi.

  • I fenomeni legati agli esseri  viventi, per come funzionano e si sviluppano, non possono essere spiegati cercando di isolare delle cause specifiche che operino in modo lineare e predittivo.
  • Per comprendere come i fenomeni viventi funzionano e si sviluppano è auspicabile mettere a fuoco:
  • Le relazioni complesse tra le parti di un sistema e come il sistema funziona nella situazione reale
  • La storia di come il sistema studiato cambia nel tempo
  • In sostituzione di sofisticati metodi statistici di cui la ricerca tradizionale fa uso e ha fatto uso per arrivare a generalizzazioni, è opportuno che il ricercatore si focalizzi sulle differenze individuali e le variazioni.
  • Le conclusioni generali che si applicano a molte popolazioni dovranno essere fatte sulla base di una osservazione attenta di  ogni caso, studiato individualmente e i casi messi insieme e confrontati potranno cominciare a rivelare similarità e differenze.
  • In conclusione un tipo di ricerca che si propone di scoprire i processi utili per sostenere e adottare una traiettoria di conoscenza vicina all’ uomo di oggi con lo scopo di suggerire  una presa di coscienza socialmente e culturalmente utile.

Storia del centro

 

Il Centro studi e ricerca nasce nel 2004 la prima  fase è stata una fase di studio e approfondimento di cosa significhi fare ricerca in Centri e Istituti di psicoanalisi della Relazione. Successivamente si sono approfonditi alcuni strumenti di ricerca ritenuti utili per la ricerca extra clinica e clinica.

In particolare si è approfondito il CCRT (Core Conflictual Relationship Theme, 1976) di Lester Luborsky, si è studiato LTP (Lausanne Triangular Play, 1999), il concetto di “triangolo primario”, in seguito si è studiata la teoria del codice multiplo TCM, la l’AR (Attività referenziale, 1984, 1993; Bucci e Miller, 1993) e il suo strumento informatico IWARD per lo studio delle connessioni referenziali fra il non verbale e il verbale, in particolare l’esperienza emotiva, si è studiato la V.I.T. (Video Interview Therapy, 2004) che pur non essendo ancora uno strumento è un utile allenamento allo studio del video e dell’assessment terapeutico con bambini, famiglie, coppie.

Si è approfondito lo Psychotherapy Process Q-set (PQS, 1985) di Ernest Jones, applicandolo allo studio di un caso clinico. In fine  è approfondito lo strumento della Still Face (2011) e ICEP (l’Infant and Caregiver Engagement Phases  diTronick & Weinberg, 1999.

Ricerche in corso

 

Nel 2013 all’interno del Progetto nel reparto di Neonatologia della Fondazione Mangiagalli si è dato avvio a uno studio di ricerca dal titolo: “Esistono differenze significative nell’interazione (videoregistrazione) e nel vissuto soggettivo (intervista) della mamma e del papà con i figli primogeniti maschi e con le figlie primogenite femmine.?”.  Gli strumenti utilizzati si sono la Clip (“Clinical Interviewe for Parents of High-Risk Infants” (CLIP) (Meyer, 1993).Il GRS (Global Ratings of mother and child interactions) di Lynne Murray per la misurazione dell’interazione Md e B.

Nel 2016 si realizza all’interno del gruppo di scuole di psicoterapia GSPP, di cui SIPRe è capofila, una ricerca dal titolo “Atteggiamenti terapeutici, risposte emotive e ruolo della supervisione negli psicoterapeuti in formazione: progetto di ricerca sugli allievi delle scuole di psicoterapia ad orientamento psicoanalitico”, lo strumento utilizzato è lo Psychotherapy Process Q-set (PQS, 1985) di Ernest Jones.

Per l’anno 2017-2018 ci si propone, grazie al ricco materiale prodotto dalla ricerca in Fondazione Mangiagalli, composto da video di interazione tra madre e bambino/a, padre bambino/a e tra genitori e coppie, nonché grazie ai dati delle interviste proposte agli studenti sulla ricerca del 2016, di utilizzare questo ricco serbatoio per studi prossimi e futuri.

Quindi, dopo una prima fase di studio e realizzazione delle due ricerche, il Centro studi e  ricerca si sente pronto per strutturarsi in modo stabile, circondandosi di colleghi, afferenti dai Centri di Milano, Parma e Roma.

Obiettivi:

  1. Il primo obiettivo è quello di creare sinergie tra Istituti e Centri e Centri clinici.
  2. Il secondo è quello di approfondire/ verificare i concetti teorici di psicoanalisi della relazione.
  3. Il terzo: lo studio dell’attività formativa.
  4. Il quarto: lo studio del processo terapeutico.

 

Partecipanti:

Si è pensato di dotare il Centro di un responsabile e di un comitato scientifico composto da persone afferenti dal Centro di Milano, Parma e Roma, con competenze nell’ambito della ricerca e di aree che rispondano agli interessi emersi negli anni di studio e approfondimento.

Inoltre per consentire un’integrazione è importante prevedere una serata mensile di lavoro e di riflessione teorica- clinica fra i responsabili del centro, aperta a collaboratori e allievi interessati, nel corso della quale discutere di questioni relative al modello teorico e clinico e proposte di progetti di ricerca.

 

Responsabile di coordinamento è: Maria Pia Roggero, e.mail mproggero@gmail.com

La Commissione scientifica è composto da: Laura Bonalume, Laura Corbelli, Maria Pia Roggero, Valentina Piroli.

Aree di studio previste:

Ricerca – clinica- psicoterapia (L. Bonalume, E. Casini, L. Corbelli, M. Ferro)

Ricerca – socio-  analitica (C. Piermattei, V. Piroli, G. Morini)

Ricerca – LGBT (Anna Giulia Curti)

Segreteria e comunicazione: Anna Lisa Mazzoleni

 

Responsabile :

Maria Pia Roggero è psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista della Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione (SIPRe). Vice-direttrice della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della SIPRe di Milano, docente di Metodologia di Psicoanalisi della Relazione, analista di training e supervisore. Fa parte della direzione del Centro studi e Ricerca nazionale che da un decennio svolge attività di studio e ricerca. Svolge attività clinica privata e di  formazione presso Fondazione IRCCS Ca’ Granda- Ospedale Maggiore Policlinico. Si occupa di tematiche inerenti la metodologia in psicoanalisi e nell’ambito della ricerca. Nell’ambito della ricerca collabora con Infant Parent Mental Health, Umass Boston. Ha scritto numerosi articoli su riviste nazionali e internazionali.

 

E.Mail:  centrostudiricerca@sipreonline.it

             mproggero@gmail.com

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